L'Istituito Tecnico Industriale per Chimici di Arpino, oggi Istituto d'Istruzione Superiore "Tulliano" insieme alla sezione associata del locale Liceo Classico, fu intitolato a Nicola Parravano, insigne studioso di chimica. Nato a Fontana Liri il 21 luglio 1889,
Nicola Parravano
seguì il corso degli studi ginnasiali e liceali presso il Liceo Ginnasio "Tulliano" di Arpino; qui il 30 giugno 1900, ottenne la licenza senza esame , con ottima media, avendo avuto, fra gli altri, come insegnanti A. Magliari e L. Venturini; conseguì la laurea in Chimica a Roma nel 1904 e raggiunse, appena trentenne, nel 1913, la cattedra universitaria a Padova.
Inizialmente insegnò Chimica Applicata, seguendo principi di grande rinnovamento per ricoprire subito dopo il primo posto di insegnante di ruolo per la Chimica Fisica, istituito in Italia nella Facoltà di Scienze dell'Università di Firenze; nel 1919 tornò a Roma quale docente di Chimica generale ed inorganica ed assunse nel 1923 la direzione dell'Istituto già di Stanislao Cannizzaro e di Emanuele Paternò.
Fu tra i primi ad intuire l'importanza sinergica tra Scienza e Industria e in questa prospettiva, per un ventennio, caratterizzò il suo impegno, profuso lodevolmente,durante il periodo della grande guerra,nella veste di Presidente della sezione chimica del Comitato di mobilitazione civile e di membro della Commissione suprema di collaudo e di controllo degli esplosivi; in tal senso la sua opera raggiunse il culmine con l'organizzazione e la direzione dell'Istituto di ricerche che Ernesto Breda fece sorgere accanto alle sue officine metallurgiche e che divenne uno dei centri di studio più ammirati del tempo.
Fu inoltre fra gli organizzatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche accanto a Guglielmo Marconi, della cui stima godette; ricoprì la carica di Presidente del Comitato per la Chimica; collaborò con l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, volto a neutralizzare la ripercussione della crisi sorta dopo la prima guerra mondiale; in campo internazionale seguì con interesse i lavori dell' "Union Internationale de Chimie" di cui tenne per un quadriennio la presidenza per unanime consenso.
Tra gli altri e numerosi compiti, ricordiamo qui soltanto che per anni fu preside della Facoltà di Scienze dell'Università di Roma, fu tra i fondatori degli "Annali di Chimica Applicata" e più volte membro del Consiglio Superiore dell'Istruzione e della Sanità; curò i lavori per la nuova edizione della Farmacopea Italiana e collaborò con i principali periodici scientifici e tecnici.
Di sicura importanza nella storia della ricerca scientifica restano gli studi di chimico-fisica sui sistemi quaternari, pubblicati nella "Gazzetta Chimica Italiana" attorno al 1911, ai quali era pervenuto dopo il completamento dello studio teorico degli equilibri sui sistemi ternari e dopo aver raccolto un sovrabbondante numero di dati sperimentali per mezzo dell'analisi termica.
Il complesso delle sue ricerche gli valse il conferimento del Premio Reale dell'Accademia dei Lincei (1917 ) e la concessione della medaglia Leblanc da parte della Società di Chimica di Francia , a Parigi nel 1925.
Il 22 agosto 1925 fu nominato socio dell'Accademia dei Lincei, di cui era già socio corrispondente dal 1921, e nei due anni successivi iniziò la sua collaborazione con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana venendo nominato responsabile tecnico della sezione Chimica.
Prese spesso parte sia come responsabile scientifico della classe di Chimica che come componente dell'Ufficio di Presidenza alle Riunioni della Società Italiana per le Scienze.
I suoi studi si estesero anche agli ossidi di ferro, di manganese e di titanio sui quali nell'ottobre del 1937 presentò a Parigi una chiara relazione alla Riunione Internazionale di Chimica, Fisica e Biologia. Le sue esposizioni scientifiche sull'industria della leucite ( Madrid 1928), e sugli aspetti economici della sintesi degli alcool ( Parigi 1933), furono modelli del metodo scientifico applicato a problemi industriali.
Dei corsi universitari tenuti a Padova, restano a testimonianza della chiarezza e dell'efficacia del suo insegnamento, alcune monografie sintetiche sulla costituzione dei cementi, sulla struttura dei refrattari e sulla lavorazione a caldo dei metalli.
I suoi meriti trovarono largo riconoscimento anche all'estero; fu infatti socio onorario della Società Spagnola di Fisica e Chimica, della " Societè de Chimie Industrielle", dell'"Associazione Svizzera della Chimica", delle Società Chimiche austriaca e romena, nonchè socio corrispondente del "Collegio Medico" di Madrid, della "Società Reale Boema delle Scienze", dell'Accademia di Scienze Tecniche di Varsavia e dottore honoris causa dell'Università di Madrid.
Organizzò il X Congresso Internazionale di Chimica ( Roma 15 - 21 maggio 1938) e la redazione degli Atti fu l'ultimo lavoro prima della prematura scomparsa ( Roma, 10 agosto 1938).
Il prestigio che si era conquistato nel mondo della scienza e dell'industria trova testimonianza anche nelle numerose recensioni della sua opera; sulla Tribuna Illustrata del 16 aprile 1929 di Nicola Parravano leggiamo: "libero di preconcetti dottrinali e di formalismi inutili sa sempre essere un realizzatore; uomo nel significato più completo della parola, è maestro non solo di scienza ma anche di vita, di dignità e di rettitudine ai giovani che gli vivono intorno". A lui è intitolata la prestigiosa aula delle lauree della Facoltà di Chimica dell'Università La Sapienza di Roma.